martedì 23 febbraio 2010

Bruce lee: il successo cinematografico

Bruce intraprese presto la carriera cinematografica ed interpretò il suo primo ruolo da protagonista in (The Big Boss, 1971), (Il furore della Cina colpisce ancora). Ebbe un enorme, incredibile successo ai botteghini di tutta l'Asia, e lo catapultò verso la celebrità.



Arrivò come star nel film Dalla Cina con furore (Fist of Fury, 1972), che fu un altro grandissimo successo.







Fondò poi una propria casa di produzione: la Concord Production, al 50% col boss della Golden Harvest Raymond Chow. Sotto tale egida co-produsse, scrisse, diresse e interpretò L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (The Way of the Dragon, 1972). Nell'Urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente, Lee introdusse Chuck Norris come suo rivale, nella scena dello scontro finale nel Colosseo. In realtà Lee e Norris avevano già lavorato assieme qualche anno prima ad Hollywood, sul set del film Missione compiuta... (The wrecking Crew, 1969), il primo come "Karate Advisor" ed il secondo come stuntman. Il loro duello nel Colosseo divenne il combattimento di arti marziali più celebre nella storia del cinema, richiese tre giorni di riprese e venti pagine di minuziose descrizioni in sceneggiatura. Fu filmato in esterni al Colosseo, ma il duello vero e proprio venne realizzato negli studi Golden Harvest in Hong Kong.




Verso la fine del '72, mentre stava già lavorando al progetto di 'The game of death', la Warner gli offrì il ruolo di protagonista in I tre dell'Operazione Drago, (Enter the Dragon, 1973). Era l'occasione che Lee attendeva da sempre, il poter diventare una stella a livello mondiale. Questo sarebbe, e fu il film, che lo consacrò come divo internazionale. Ne fu non solo protagonista, ma coreografo di tutti i combattimenti e coproduttore con la sua Concord Production. Sfortunatamente, il destino pose fine alla giovane vita di Lee appena qualche mese dopo la fine delle riprese, circa un mese prima che il film fosse distribuito nelle sale. Data fissata per la prima U.S.A. l'agosto '73. Stando alle dichiarazioni di Linda Lee, inserite nei contenuti speciali del DVD, sul set de I tre dell'Operazione Drago, Lee, fu sfidato numerose volte da uno stuntman, che cercava di farsi un nome su di lui. Batté facilmente l'avversario e da allora il tipo non infastidì più Bruce.

I tre dell'Operazione Drago divenne uno dei più importanti film dell'anno, fu il secondo maggior incasso della Warner Bros. dopo L'Esorcista, e consolidò l'immagine di Bruce Lee come leggenda delle arti marziali. Costò solo 850.000 dollari nel 1973, un budget ridicolo per gli standard americani: tenendo conto dell'inflazione, circa 3,74 milioni di dollari attuali.[9] Incasso oltre 8 milioni di dollari in prima edizione, e tra riedizioni in tutto il mondo si calcola abbia incassato, ad oggi, circa 100 milioni di dollari. Sancì l'apice della moda delle arti marziali, lanciata pochi mesi prima dal successo di 5 dita di violenza (King Boxer, con la star di Hong Kong Lo Lieh); moda che avrebbe portato nel 1975 al successo della canzone pop Kung Fu Fighting cantata da Carl Douglas. I tre dell'Operazione Drago, partito come semplice "istant-movie" per sfruttare la moda del kung-fu, ha dimostrato una reputazione duratura ed è cresciuto negli anni come massimo esempio del genere anni '70, al punto che il Los Angeles Times (che lo aveva stroncato all'epoca) lo rivalutò definendolo nel 1993 "Il Via col vento del genere kung-fu".



Forte quindi di questa fama aquisita in tutto il mondo, vuole dirigere un film molto personale, che vuole scrivere, dirigere ed interpretare,a riesce a girare solo 36 minuti e 40 secondi: il 20 luglio 1973 Bruce Lee muore, ed il progetto sembra destinato ad essere dimenticato.
Nel 1978, a cinque anni dalla morte di Lee, la richiesta per i film di arti marziali è sempre più pressante. La casa distributrice Golden Harvest, che detiene i diritti dei film di Bruce Lee, decide così di utilizzare il progetto Game of Death, anche se incompiuto.Chiama il regista statunitense Robert Clouse, che già aveva lavorato con Lee in I tre dell'Operazione Drago, e gli chiede di dirigere un film basato su una sceneggiatura improvvisata, costruita appositamente intorno ai pochi minuti di materiale utilizzabile girato da Lee in vita. Per i combattimenti viene chiamato un astro nascente del cinema di Hong Kong: Sammo Hung. Questi porta con sé i suoi stuntman di comprovata qualità (Yuen Biao, Yuen Wah, Mars, ecc.) e coreografa i combattimenti del film (partecipandovi anche in uno di persona).
Nasce così il film "Game of Death", che usa in modo improprio il titolo che Lee aveva dato al proprio progetto. In Italia viene chiamato L'ultimo combattimento di Chen, riferendosi al nome del protagonista di Dalla Cina con furore.

A film finito, in soli 11 minuti e 39 secondi è presente il vero Bruce Lee, in quelle poche scene girate nella pagoda. In tutto il resto della pellicola si alternano vari "sosia", si usa materiale scartato da vecchi film e si mettono in atto vari trucchi visivi per far finta che Lee abbia veramente partecipato alle riprese.
La riscoperta

Negli anni si era persa memoria del girato originale di Bruce Lee, e si credeva che ormai rimanessero solo quei pochi minuti inseriti nel film di Clouse. Ma si vociferava che esistessero ancora le pellicole originali.

Nel 1994, Linda Lee Cadwell (vedova di Bruce) chiede al giornalista e documentarista John Little di aiutarla a sistemare alcuni materiali originali di Lee nel suo ripostiglio di Boise, nell'Idaho. Qui Little fa una scoperta incredibile: in un cassetto trova la sceneggiatura originale di Game of Death scritta da Lee, con relative note per inquadrature e coreografie. Spinto da questa fortuna inaspettata, Little vola ad Hong Kong ed insieme al giornalista britannico Bey Logan comincia a setacciare i vecchi magazzini della casa distributrice Golden Harvest.

Passano 6 anni, ma la ricerca ha successo: vengono ritrovate le pellicole originali di Game of Death, girate da Lee pochi mesi prima di morire.

Nel 2000 John Little firma il documentario Bruce Lee - La leggenda (Bruce Lee: A Warrior's Journey), dove per la prima volta dal 1972 vengono riproposti in versione integrale i 36 minuti e 40 secondi di girato di Lee, insieme ad interviste dei protagonisti dell'epoca.



Fonti : youtube e wikipedia

sabato 20 febbraio 2010

IL JEET KUNE DO - L'ARTE DI BRUCE LEE

Bruce

Bruce Lee approda nel mondo della arti marziali all'età di 13 anni seguito personalmente dal grande maestro di Wing Chun Yip Man ma la sua sete di conoscienza lo porta a studiare molte altre arti marziali tra le quali citiamo il Judo, l'Aikido, l'Hapkido, il Jujitzu e varii altri tipi di lotta. Egli infatti riteneva che da un arte marziale si dovesse estrarre solamente l'efficace gettando via tutto il resto. Odiava le mentalità chiuse tipiche orientali, non si curava molto della forma e dei rituali... prendeva quello che gli serviva e proseguiva nella sua ricerca.

Yip Man
Yip Man - primo maestro di Bruce Lee
Grande esperto di Wing Chun

Esercizi Bruce Lee
Bruce che da prova della sua potenza fisica con le sue classiche
flessioni sui pollici con le braccia avanti

"No way as way, no limitation as limitation"

Questo era effettivamente lo slogan che affisse anche all'ingresso della sua palestra, con il quale si dissociava dal contesto tradizionale marziale effermando che non esisteva nessuna via come unica via e nessun limite come limite contrastando fortemente il concetto di "do" (via in giapponese intesa come la strada per arrivare a...) Aiki DO, Karate DO, Hapki DO, Ju DO per esempio.
Da questa sua continua spremitura e raccolta di essenze egli elaborò uno stile che lui stesso non riteneva uno stile perche già chiamarlo così poneva degli schemi: Il Jeet Kune do appunto; lo stile senza stile, la forma senza forme. Nessun schema, nessun principio di base... solo l'efficacia. Il Jeet Kune do favorisce l'informalità per poter adottare qualsiasi forma e non avendo un suo specifico stile può adottare tutti gli stili. Il Jeet Kune do si serve di tutti i mezzi e non è condizionato da nessuno di essi, si serve di tutte le tecniche o mezzi che sono utili al suo scopo. L'arte del Jeet Kune do consiste nel semplificare.


Yip Man e Bruce Lee jeet kune do
Bruce Lee e Yip Man

Ancora oggi il suo stile viene insegnato dai suoi allievi diretti come per esempio Dan Inosanto e Ted Wong.
Il problema che da un punto di vista marziale emerge subito è ovvio: il concetto che Bruce Lee vuole esprimere purchè valido e giustificato non può essere applicato a chiunque. Egli aveva alle spalle un grande bagaglio culturale sulle arti marziali e una grande esperienza di allievo, di ricercatore e di maestro. Molto spesso oggi il concetto che erroneamente passa è quello che ognuno è libero di inventarsi un'arte marziale con la scusa di praticare il Jeet Kune do. SBAGLIATO! -> Queste persone non hanno capito niente e sono le stesse persone che aprono scuole di Jeet Kune Do senza nessuna sostanza, senza nessuna esperienza, senza programmi o basi su cui lavorare e vi invitiamo bene a fare attenzione. D'altro canto invece ci sono associazioni riconosciute come quelle fondate dagli allievi diretti che sono di tutto rispetto purchè i maestri seguano il giusto programma e la giusta filosofia.
Non sempre la strada più corta e meno faticosa porta allo stesso luogo, noi occidentali non abbiamo pazienza, non abbiamo tempo e le cose effimere e di veloce apprendimento spesso ci attraggono. Per fortuna ancora non esiste una pasticca per imparare le arti marziali ! !

Bruce Lee dimostrazione



Fonti:
Bruce Lee - Jeet Kune Do - Il libro segreto di Bruce Lee di Linda Lee - "Edizioni Mediterranee"
Bruce e Brandon Lee - I segreti del cinema di arti marziali di Stephen Gunn - Edizioni Sperling & kupfer

Bruce Lee e il Jeet Kune do - L'uomo e la leggenda

BRUCE LEE
"Il piccolo Drago"

Bruce Lee

Quando si parla di arti marziali è impossibile non nominare Bruce Lee perchè il suo primo merito è proprio quello di aver aperto al pubblico occidentale le segrete arti orientali per mezzo delle sue produzioni cinematografiche Hollywoodiane.
Bruce Lee nasce a San Francisco il 27 novembre del 1940 alle sei del mattino nell'ora e nell'anno del Drago. Per questo il padre Lee Hoi Chuen, famoso attore di Hong Kong, gli dette come nome cinese "Xiao Long" che significa appunto "il piccolo Drago" e successivamente fu battezzato con il nome americano "Bruce".
Ma chi era Bruce Lee? Il più grande esperto di arti marziali o semplicemente un buon buon interprete della violenza cinematografica? Un insopportabile egocentrista o un vero e proprio maestro? Bruce Lee era semplicemente Bruce Lee. Un uomo fermamente convinto delle sue possibilità, disposto a dare tutto se stesso per raggiungere i suoi obiettivi. Un astuto autodidatta con una mente molto geniale ed aperta a volte così certo del suo diritto alla notorietà da diventare antipatico, ma sicuramente un grandissimo esempio di coerenza e dedizione.

" Il miglior combattente non è un pugile, un karateka o un Judoka. Il miglior combattente è qualcuno che si può adattare a qualsiasi stile di combattimento" Bruce Lee

Ecco come lo descrive la moglie :
"Dopo 27 anni dalla morte di Bruce Lee sento ancora molte persone che mi dicono che Bruce ha cambiato le loro vite dandogli un vero scopo nella vita."

Bruce Lee - Xiao Long
Bruce Brandon e Linda Lee
Bruce Lee con il figlio Brandon da piccolo e la moglie Linda

Bruce Lee rimane ancora oggi una leggenda, non si spiegherebbe in altri modi il suo mito tra generazioni anche di più giovani.

Instancabile perfezionista, assiduo ricercatore dell'essenziale egli cercava la verità e l'efficacia nelle cose, non le chiacchere che lo annoiavano e basta.
Passava gran parte delle sue giornate allenando il suo corpo e facendo esercizi che prevedevano un potenza muscolare di enorme portata arrivando ad avere un fisico asciuttissimo ed una potenza esplosiva paurosa unite ad una grande velocità e fluidità.
Oltre che la passione per le arti marziali egli coltivava grande interesse per il ballo ed era infatti un ottimo ballerino di Cha Cha Cha ma un altro suo grande amore era il cinema; egli infatti sin da ragazzo sognava la notorietà, i film a grosso budget... Hollywood insomma.Effettivamente il suo grande successo come attore ad Hong Kong presto comincia a stragli stretto quindi decide di andare in California vista anche la brutta piega che la sua fama di combattente/attore stava prendendo in Cina; sembra infatti che avesse molti nemici alcuni dei quali volevano addirittura fargli la pelle.
A poco Bruce sfonda anche in America e diventa in poco tempo molto famoso anche in occidente diffondendo in modo esponenziale la conoscenza delle arti marziali in tutto il mondo. La sua vita benchè breve è stata intensissima, in poco tempo da piccolo attaccabrighe dei borghi di Hong Kong Bruce si ritrova alle stelle spostandosi spesso per il mondo sempre affiancato dalla moglie Linda.

E' tristemente curioso che tutta la sua esistenza appaia segnata da schemi di una insondabile volontà superiore che la razionalità non riesce a spiegare ma che ha trovato, ancora una volta, crudelmente, una conferma nella morte del figlio Brandon a vent'anni esatti dalla sua dipartita.

morte di Bruce Lee

"LA MALEDIZIONE DEL DRAGO"
La morte di Bruce Lee tra leggenda e realtà

La tomba di Bruce e Brandon Lee

Tomba di Bruce Lee nel cimitero di Seattle,
meta di molti pellegrinaggi di fans e cultori delle arti marziali
Alla sua sinistra si intravede quella del figlio Brandon

L'avventura americana di Bruce Lee si conclude a Seattle il 30 Luglio del 1973. Il feretro con i suoi resti mortali è scortato da James Coburn e da Steve McQueen. "Ho avuto la sensazione che Bruce abbia voluto, nel corso di tutta la sua esistenza, sfidare l'universo e che quel giorno l'universo abbia vinto" recita un suo grande amico durante le esequie.
Forse nella versione cinematografica che ne ha consacrato l'immagine anche difronte ad un pubblico non marziale (Dragon - The story of Bruce Lee di Rob Cohen) c'è qualcosa di terribilmente reale, l'ombra di una minaccia proveniente dal mondo degli spiriti della mitologia cinese, pericolo che convinse suo padre a portare la moglie a partorire lontano da Hong Kong per assicurare al piccolo Siu Loong un avvenire felice.

Il dececco
Sulle cause del decesso avvenuto in circostanze poco chiare si sono succedute le più svariate teorie, spesso molto fantasiose, che hanno fatto si che il mito Bruce Lee divenisse legggenda a tutti gli effetti. Le più famose teorie sono tre.

1)La prima teoria parte dal presupposto che Bruce Lee cominciava a non essere molto ben visto dal popolo marziale orientale per il fatto di aver "venduto" le lora arti segrete all'occidente ma non solo; egli dichiarò pubblicamente che "il 70% delle arti marziali orientali erano delle stronzate", inoltre una volta in una diretta televisiva prese letteralmente a pugni un maestro giapponese per far capire che a lui interessava solo l'efficacia, non le chiacchere, infatti un in un'altra sua intervista egli disse "Io non faccio giochetti, io tiro pugni!". E' facile comprendere che il popolo marziale cominciasse a nutrire dell'odio nei suoi confronti tanto che una delle più fantastiche e popolari teorie è proprio quella del famoso "colpo vibrato". Un colpo segreto sferrato da un maestro nemico che lo avrebbe ucciso a distanza di tempo per un emorragia interna. Tale teoria prese forza dal fatto che sul cadavere di Bruce fu trovato molto sangue nei polmoni e da li spazio alle fantasie!

2)La seconda teoria a invece ha a che fare con il giro di soldi che il fenomeno Bruce Lee stava creando, si pensi che al momento del decesso egli era il divo più pagato di Holliwood e sembra che ricevesse spesso minacce da parte delle organizzazioni criminali cinesi (le Triadi) alle quali si attribuirebbe la causa dellla sua morte ipotizzandone l'omicidio per estorsione, ipotesi che non trova però nessuna conferma ufficiale.

3)La terza e sicuramente più probabile teoria sulle cause del decesso del piccolo Drago è una morte dovuta ad un edema cerebrale per molteplici cause. Egli infatti in precedenza ebbe vari svenimenti anche sul set dei film e non godeva di un ottima salute nonostante facesse di tutto per nasconderlo evitando che il mito del combattente indistruttibile venisse denigrato da questioni di debolezza fisica, trascurandosi e continuando imperterrito nel suo scopo.
Ufficialmente Bruce Lee muore poco dopo un incontro a casa di un'amica attrice, Betty Ting Pei, per discutere sulla regia del film "The Game of Death insieme al regista; egli accusò fortissimi mal di testa e dopo l'assunzione di un analgesico si addormentò su un divano ed entrò in coma. Poco dopo all'ospedale fu dichiarato il decesso.


domenica 31 gennaio 2010

Le applicazioni delle arti marziali e le loro implicazioni filosofiche

Le arti marziali si sono evolute in due forme applicative: come "strumento di lotta" e come "mezzo di comunicazione sociale".

La prima applicazione è sempre stata la più comune e anche impressionante. Dato il tipo mortale di strumenti nei combattimenti con le armi, ma anche il modo potenzialmente pericoloso in cui il corpo umano veniva usato, è facile qualificare come prima applicazione l’antico dilemma dell’uomo posto di fronte ad un altro uomo in combattimento: vincere o perdere, sconfiggere o venir sconfitto, soggiogare o venire soggiogato, uccidere o essere ucciso. Questa dimensione derivava da un ambiente estremamente ostile dove era necessario garantirsi la sopravvivenza.

La seconda applicazione era intesa come forma di comunicazione sociale, modellata dalle sequenze precise di un rituale, dove gesti e armi erano usati simbolicamente per esprimere un’idea, evocare una tradizione, alleviare le paure dell’uomo. In questo senso divenne uno spettacolo e assorbì le nobili arti della tradizione: ad esempio l’arte dell’arco ancora oggi viene usata come cerimonia, ma esistono numerosi esempi di dimostrazioni legate alla religione o ai dignitari come il Sumo, o i kata (esercizi formali) del Karate .

L’evolversi di queste discipline in qualcosa di ben più complesso dell’esercizio ginnico per lo studio dell’hara ( punto di equilibrio, sorgente del soffio vitale) e del ki (energia vitale), trasformarono le arti marziali in metodi d’integrazione universale che si prefiggevano il conseguimento di una posizione equilibrata nel centro della realtà e una partecipazione alla sua energia coordinata e illimitata, intesa a perfezionare l’evoluzione della personalità di un uomo. La cultura e la filosofia dell’arte marziale influenzano l’una e l’altra.
Per comprenderle più profondamente occorrerebbe conoscere le distinzioni tra i differenti retroterra delle varie arti, come il taoismo e il buddismo in Cina, lo zen e lo shintoismo in Giappone, che sono alla base di atteggiamenti e di pratiche nelle arti marziali.


Arte marziale come disciplina di vita

Attraverso la pratica marziale i Maestri di queste discipline hanno imparato a condurre una vita semplice, a nutrire un profondo rispetto e amore per il prossimo.

"La via del guerriero è una via che ha un cuore, perché è una via che passa attraverso la fatica e la sofferenza dell’evoluzione personale per andare verso la ‘centratura’ del guerriero su se stesso".

Maestro Musash

Importanza dell'allenamento

L'allenamento è fondamentale x la formazione fisica e spirituale dell'atleta e presenta dei punti chiave da definire e completare col tempo :

- RESPIRAZIONE :

Per un atleta la respirazione è importantissima, per un lottatore ancor di più perchè è la base stessa della propria disciplina; senza “fiato” i lottatore non può lottare. Chiunque abbia effettuato un pò di lotta, anche per gioco, si sarà subito accorto come dopo pochi minuti di avvinghiamento, i polmoni incominciano a richiedere affannosamente altro ossigeno, il corpo si indebolisce e la vista incomincia ad appannarsi. Atleti di altre discipline con muscoli potenti e grossi molto “vanitosi”, sottovalutando l’abitudine al “fiato” dei lottatori, nei primi allenamenti di lotta rimangono di stucco quando dopo pochissimi attimi la loro forza svanisce lasciandoli in quello stato di “stallo” che è ciò che hanno sempre osteggiato, perchè mostra tutta la debolezza fisica e l’umiliazione di essere sottomesso da se stessi.

Ma come abituare il corpo a respirare da lottatore?
Per i lottatori alle “prime armi” gli allenamenti vedranno più “riprese” di un paio di minuti l’uno, che incomincieranno ad abituarli allo sforzo temporale che in lottatori esperti si prolunga a decine di minuti. Molte lotte indigene o auctotone hanno tempi veramente prolungati per la concezione di un novizio o di un non esperto, come ad esempio le competizioni di lotta turca dove c’è un unico rounds della durata di 40 minuti. E quando si lotta il tempo magicamente rallenta e pochi minuti possono sembrare un eternita’…
La lotta percio’ è uno degli sport dove si richiede maggiormente la preparazione alla respirazione forzata prolungata. Entrambi i livelli di aerobicità e anaerobicità vengono richieste durante questo tipo di impegno fisico. Il lottatore esperto riesce, durante le fasi di mantenimento di posizioni “vigili” e “stabili”, ad effettuare una respirazione rilassata, per passare seguentemente nelle fasi di prese di forza e potenza, ad una respirazione ultra-forzata. Il sibillio che in questi attimi, produce rumore ansimante, ha sempre attirato l’attenzione del pubblico, degli spettatori e di tutti gli uomini che assistevano ed assistono ad un combattimento di lotta. Non per caso il grande scrittore greco, Filostrato, nel vedere i lottatori in allenamento per la preparazione ai giochi olimpici, scrive: il loro respiro è affannoso come gli orsi mentre lottano.
Questo ansimo viene prodotto perchè il lottatore quando incomincia lo sforzo abbandona la respirazione nasale e inizia quella con la bocca. Questa, poco aperta, perchè in tale posizione si aiutano alla contrazione i muscoli del collo, che in un lottatore svolgono una parte importante, e dei tendini della mandibola inferiore, che vengono anch’essi contratti e pronti a chiuderla per sostenere qualche rapido strangolamento, leva o pressioni con il proprio capo o dovuto alle prese o alle spinte dell’avversario. Ma la cosa più importante è che tale sforzo ansimante con l’aiuto della pressione del diaframma porta a sfruttare tutto l’ossigeno presente nei polmoni e a controllare, in una situazione anche di sforzo mentale, la periodicità dell’ inspirazione ed espirazione.
L’ Istruttore dopo aver fatto per alcuni mesi sviluppare il fiato dell’atleta aumentando pian piano la durata dei tempi di lotta, lo abituerà a respirare non con l’allargamento della cassa toracica ma con l’alzamento e l’abbassamento proprio del diaframma. Questa è la respirazione istintiva naturale animale. Se uno si trova davanti un bimbo di qualche anno, non ancora “plagiato” dalla razionalità culturale, noterà subito che egli non respira come fanno normalmente gli adulti ma ha una respirazione addominale.
Ma anche su di noi possiamo osservare che in qualsiasi fase di sforzo inconscio, come il combattere per la vita o scappare da uno spavento o da un pericolo, il nostro corpo ritorna istintivamente a respirare con quel tipo di respirazione.
Questo tipo di fiato sarà sviluppato (descritto nelle fasi di aerobico-anaerobico) alternando momenti forzati di lotta con esercizi di potenziamento che richiederanno “l’attenzione” di altre “parti” del corpo.
L’allenamento prevede anche altre metodologie particolari come quella di stringere oggetti come peresempio il sacco per un determinato periodo di tempo alternandolo a sforzi passivi.
Per gli atleti agonisti lo sviluppo del fiato sarà aiutato anche dall’allenamento alla corsa che non dovrà mai superare un ora a sessione ma che vedrà dei particolari allunghi e stacchi in velocità studiati per sforzare in un certo modo il fiato e formare il lottatore a tutti gli effetti.
Nel caso di atleti di MMA, il discorso diventa anche piu’ complicato perche’ l’agonista dovra’ accostare il fiato da lottatore su descritto con quello da pugile o thai boxer, più aerobico e con un uso diverso del diaframma, più esplosivo con il classico strido di chi colpisce e contrae determinati muscoli.
Purtroppo tutto ciò descritto premettendo che l’allenamento al fiato va effettuato quotidianamente perchè se svolto non con regolarita’ non avra’ alcun sviluppo.

-STRETCHING

E’ una pratica che viene utilizzata da moltissimi sportivi,e non, per cercare una maggiore flessibilità del proprio corpo.
Probabilmente tutti noi abbiamo provato, fatto stretching, ma quanti si sono chiesti che cosa succede quando si fa stretching?
È utile soffermarci sui benefici che lo stretching genera sia sul livello di prestazione sportiva, che sull'efficienza fisica.

Benefici sul sistema muscolare e tendineo

  • Aumenta la flessibilità e l’elasticità dei muscoli e dei tendini.
  • Migliora la capacità di movimento.
  • È un’ottima forma di preparazione alla contrazione muscolare.
  • In alcuni casi diminuisce la sensazione di fatica.
  • Può prevenire traumi muscolari ed articolari.

Benefici sulle articolazioni

  • Attenua le malattie degenerative.
  • Stimola la "lubrificazione" articolare.
  • Mantiene "giovani" le articolazioni, rallentando la calcificazione del tessuto connettivo.

Benefici sul sistema cardiocircolatorio e respiratorio

  • Diminuisce la pressione arteriosa.
  • Favorisce la circolazione.
  • Migliora la respirazione.
  • Aumenta la capacità polmonare.

Benefici sul sistema nervoso

  • Sviluppa la consapevolezza di sé.
  • Riduce lo stress fisico.
  • Favorisce la coordinazione dei movimenti.
  • È rilassante e calmante.


Parlando di stretching è anche d’obbligo parlare della mobilità articolare
(conosciuta anche come: articolarità, flessibilità, estensibilità, ecc.):

è la
capacità di compiere movimenti ampi ed al massimo della estensione
fisiologica consentita dalle articolazioni.
Questa capacità è condizionata:

  • dalla struttura ossea dell’articolazione;
  • dalle sue componenti anatomiche e funzionali (grado di estensibilità dei legamenti, tendini e muscoli);
  • dalla temperatura dell’ambiente;
  • dal livello di riscaldamento del corpo.

È importante ricordare che le fibre muscolari si adattano rapidamente a qualsiasi situazione.

Stretching statico
È il sistema di stretching più conosciuto, quello codificato da Bob Anderson. Questo sistema di stretching, con le sue posizioni e il suo modo di respirare, prende spunto dallo yoga e fonda la sua pratica in esercizi di stiramento muscolare allo scopo di mantenere il corpo in un buono stato di forma fisica. Si raggiunge l’allungamento muscolare tramite posizioni di massima flessione, estensione o torsione. Queste posizioni devono essere raggiunte lentamente in modo da non stimolare nei muscoli antagonisti il riflesso da stiramento.

RIFLESSO DA STIRAMENTO

Raggiunta la posizione va mantenuta per un tempo da 30 a 60 secondi, è importante che l’estensione non superi la soglia del dolore.
Leggi dello stretching statico:

  1. Trazione costante senza molleggi da 30 a 60 secondi.
  2. Mai oltre la soglia del dolore.
  3. Riscaldamento generale prima dello stretching.
  4. Abbigliamento comodo.
  5. Ambiente non rumoroso.
  6. Suolo non freddo.
  7. Concentrazione.
  8. Non confrontarsi con altri.
  9. Controllo del respiro.
  10. Alternare l’estensione dei muscoli agonisti con quelli antagonisti.
  11. Programma razionale, meglio se sviluppato da personale qualificato.



Sport e stretching

È importantissimo, da parte dell’atleta, non fare stretching solo in palestra sotto la guida del proprio insegnante, ma seguire giornalmente un proprio programma di stretching di minimo ½ ora. Un lavoro quotidiano e costante nel tempo consente alle articolazioni di raggiungere una maggiore mobilità, permettendo all’atleta una espressione migliore delle proprie potenzialità.
Da parte dell’insegnante vi devono essere dei punti fermi da seguire:
1) Ogni esercizio deve essere spiegato e dimostrato in modo chiaro ed esatto.
2) È importante soffermarsi su ciascun esercizio per il tempo necessario affinché il nuovo “movimento” sia ben compreso dal corpo.
3) Accanto alla dimostrazione pratica e teorica è importante esporre anche le sensazioni fisiche che l’esercizio deve far provare.
4) Mai pretendere dall’allievo che questi faccia l’esercizio perfettamente, è necessario comprendere che una persona ha un fisico diverso da un’altra. La corretta esecuzione si comprende dopo allenamento e prove.
5) Se si fanno esercizi in coppia è importante che gli allievi siano circa della stessa statura (peso e altezza).
Uno degli errori più comuni nell’atleta è quello di fare esercizi di stretching solo per un determinato gruppo muscolare, non rendendosi conto che il corpo è un insieme di catene muscolari.
È importante ricordare che ogni persona raggiunge il massimo della flessibilità attorno ai dieci anni, per questo è necessario prevedere in una parte dell’allenamento, degli esercizi di stretching anche con i bambini.

-POTENZIAMENTO MUSCOLARE

Alla base di ogni lottatore, oltre alla conoscenza della tecnica, deve esserci un corpo in forma ed allenato. Cio aiuta a prevenire semplici infortuni ed aumentare la resistenza. In questa sezione vedremo alcuni esercizi che possono contribuire al miglioramento fisico, da vedere e prendere qualche spunto.

-L'ALLENAMENTO DELLA FORZA

Come ho già scritto, ma lo ripeto di nuovo, l’allenamento della forza è solo una piccola parte di un programma d’allenamento più completo e specifico. La maggior parte dell’allenamento dovrebbe essere speso per la preparazione specifica. Ad esempio lo sparring, il lavoro al sacco pesante o alla pera veloce, piuttosto che lavorare con il coach ai colpitori, etc.
Le sessioni di forza sono solo una piccola tessera del puzzle. La maggior parte dei combattenti non ha bisogno di più di 2 o 3 sessioni alla settimana.
Di nuovo, focalizzati sulla qualità e non sulla quantità.
Spesso ho sentito allenatori insinuare che i pesi fanno male. Ma cos’è un peso? È fare esercizi di condizionamento con un martello pesante? Un sit-up con del peso aggiuntivo? Oppure una trazione con un jacket pesante?
Qual è la linea di confine che definisce un “peso”?
La lezione da trarre è semplice. Non bisogna diventare ossessionati dai pesi, me neppure il contrario. Avendo degli obiettivi specifici, la cosa più corretta da fare è scegliere metodi e attrezzi appropriati e facilmente disponibili. Per esempio potresti eseguire dei push-up pliometrici per sviluppare la forza esplosiva per la parte alta del corpo. Oppure potresti optare per l’uso dei manubri per un allenamento di dynamic effort (es. sollevando un carico submassimale al massimo della velocità possibile).

Ogni movimento migliorerà la tua forza esplosiva. Non perdere tempo a discutere qual è il metodo più giusto o quale quello sbagliato. Varia la tua programmazione!


Lavori citati:

  1. Zatsiorsky, V.M., (1995). Science and Practice of Strength Training. Human Kinetics, Champaign, IL.
  2. Verkhoshansky, Y.V. (1986) Fundamentals of Special Strength-Training in Sport. Sportivny Press, Livonia, MI. (Original work published in 1977, Moscow, Russia: Fizkultura i Spovt).
  3. Verkhoshansky, Y.V. (2006) Special Strength Training – A Practical Manual For Coaches. Ultimate Athlete Concepts, Michigan, USA.
  4. Siff, M.C. (2003). Supertraining, 6th Edition. Supertraining Institute. Denver, CO.
  5. Bompa, T., Di Pasquale, M., & Cornacchia, L. (2003) Serious Strength Training, 2nd Edition, Human Kinetics, Champaign, IL.
  6. Simmons, L. (2003) The Conjugate Method, http://www.westside-barbell.com.

Perchè praticare arti marziali?

Nell’intraprendere un'arte marziale apriamo una porta che ci conduce ad un miglioramento psico-fisico, raggiungibile seguendo una varietà di sentieri: sentieri che si adattano alle esigenze di ognuno di noi.

Praticare arti marziali: Flying Sidekick - yoko tobi geri by kaibara87 / © Some rights reserved.Ci si può avvicinare al mondo marziale per diversi motivi: semplicemente per praticare un’attività fisica sana, sia a livello agonistico che non; per imparare un metodo di autodifesa; per riscoprire se stessi e mettersi in gioco; per iniziare un viaggio interiore; o per tutti questi motivi messi insieme.
Ognuno si avvicina in un momento specifico della propria vita a questa via, alla ricerca di un qualcosa che progredendo nello studio e nella pratica può mutare e che può lasciar sorpresi noi stessi.

Tutto quello che impariamo in palestra lo portiamo anche fuori, nella vita sociale di ogni giorno, ed è così che ci ritroviamo più sicuri di noi stessi, con una capacità di concentrazione superiore e con un elevato senso del rispetto verso il prossimo (elemento che sta alla base di ogni lezione).

Si tratta di un’attività che non ha età.

Per i bambini, fin da piccoli per imparare la coordinazione psico-fisica, per acquisire dei valori di rispetto verso il prossimo, per ricordare e consolidare la sicurezza nel contatto fisico tra le persone, in una società che tendenzialmente va verso l’allontanamento e la virtualizzazione dei rapporti umani.

Per ragazzi ed adolescenti
, per dare una giusta e stimolante alternativa al far niente, per accendere un forte e sano spirito competitivo, per imparare a focalizzare un obiettivo e portarlo avanti, per sfogare in maniera positiva le proprie energie.

Per adulti, per praticare un’attività sana e che al contempo insegna qualcosa di efficace, per acquisire consapevolezza di se stessi, per apprendere che possiamo superare i nostri limiti mentali, e perché no, per inserirsi in un gruppo di persone, magari un po’fuori dalle righe, ma con sani e solidi principi.

Per chi di anni ne ha già macinati, per scoprire che non è mai tardi iniziare con un’attività nuova, per imparare che la forza non è solo quella fisica ma c’è ne è, se impariamo a svilupparla ed utilizzarla, dentro di noi sotto forma di energia, ed infine per praticare un’attività che ci tiene mentalmente attivi.

Sicuramente, come in ogni ambito della vita, non tutto il mondo delle arti marziali è fatto da esperienze positive, ma ogni esperienza ci aiuta a crescere ed a trovare la nostra via.

Il fiore e la spada

Gente rieccomi dopo un sacco di tempo riprendo in mano il blog,cn tante idee e progetti x esplorare la cultura orientale in tutte le sue sfaccettature,dalle arti marziali alle tradizioni piu antiche.A questo proposito vi consiglio vivamente un programma radiofonico andato in onda nel 2005 su Radio2 detto "Il fiore e la spada" .



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